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Nuova testata direttamente dai laboratori del festival!
Pubblicato Giugno 2, 2007 festival Lascia un commentoVi piace la nuova testata?
Beh ho voluto rendere omaggio a una ragazza incontrata al festival che faceva delle belle foto e che ha deciso di collaborare con il blog pubblicandole: lei si chiama Mirta Ferrari ed è questa personcina qui sopra, questa foto è mia ed è stata scattata dentro il tendone di piazza Duomo dove ci sono i vignettisti, le altre sono sue compresa la testata.
Grazie Mirta!
Yuppi! il primo contributo
Pubblicato Giugno 2, 2007 aspettando il festival , festival Lascia un commentoVi incollo qui in bella posta (Alex l’aveva inserito sulla pagina esperiemento…dove solo pochi l’avrebbero trovato… ehm devo aver sbagliato qualcosa) il primo sostanzioso contributo di DIARIO COLLETTIVO
GRAZIE ALEX!!!
Alex | a_saltuari@hotmail.com | IP: 62.101.126.216
TATATAAAAA!
Ecco il primo coraggioso che inaugura l’esperimento di questo bellissimo blog.
Alle 15.00 a palazzo Geremia ho assistito all’incontro con Raquel Fernandez dal titolo “Cultura ed Economia”. Il succo della relazione può essere riassunto dalla seguente domanda: perché i giapponesi risparmiano più degli americani?
Gli economisti tentano di ricondurre questa differenza di comportamento alle diverse variabili ambientali come istruzione, reddito, livello tecnologico e così via. E se invece fosse più determinante la cultura dei due popoli e i comportamenti che essa prescrive o favorisce? Il concetto di cultura sembra però troppo vago per un’analisi statistica: le persone intervistate riconducono infatti il proprio comportamento a considerazioni tipo “faccio così perché mi piace”. Per questo motivo fino a pochi anni fa si registrava una sostanziale assenza di dati empirici sull’argomento.
Un’ottima cartina di tornasole per misurare il grado e l’esistenza di questa variabile sociale ed economica è il livello di occupazione femminile nei diversi stati. Sebbene l’Italia non si smentisca mai latitando da qualche parte in fondo alla classifica, generalmente il tasso di occupazione femminile negli ultimi decenni è costantemente salito. Questa crescita può essere sicuramente ricondotta allo sviluppo tecnologico (basti pensare alla lavatrice, al latte in polvere, ai contraccettivi, ecc.) ma si è cercato di capire quali altre variabili influenzassero maggiormente il fenomeno. Come vedremo fra poco, da una correlazione azzeccata emerge chiaramente quella componente culturale che stavamo cercando.
Concentriamoci brevemente sul caso italiano nel quale il tasso di occupazione femminile è del 39%. Da una facile analisi appare subito che il livello d’istruzione è determinante (cosa abbastanza naturale). C’è però un fattore che mostra una correlazione statistica ancora più marcata: le donne i cui mariti hanno un madre (ex) lavoratrice, lavorano di più: la percentuale sale dal 39% al 71% (quindi quasi doppia). A quanto pare un marito “culturalmente” abituato a questa situazione famigliare favorisce (o non ostacola) l’occupazione della moglie.
Facciamo ora un passo in più: una caratteristiche della cultura è quella di essere tramandata. Dovremmo quindi aspettarci che anche i comportamenti “economici” riconducibili ad essa subiscano lo stesso processo e che siano più o meno immuni dall’ambiente. Possiamo quindi porci la seguente questione: si rimane in qualche modo “italiani”, “messicani” o “cinesi” anche da emigrati, anche da “stranieri” di seconda generazione (lo straniero di seconda generazione è nato nel paese d’adozione al contrario dei suoi genitori)? Anche in questo caso si è visto che, al di là delle variabili più strettamente economiche (reddito, istruzione, ecc.), c’è una chiarissima impronta culturale che influenza i comportamenti “economici” delle persone, specialmente per ciò che riguarda l’occupazione femminile. Tale specificità è più marcata in quelle comunità pseudo-nazionali che favoriscono di più l’aggregazione (come il gruppo italo-americano). Non conta quindi soltanto la famiglia ma tutta la comunità di appartenenza (con i valori che la contraddistinguono), ulteriore indizio che quella misurata è proprio una varabile culturale.
La prof.ssa Fernandez ha parlato in inglese e quindi ho seguito la sua relazione con cuffie e scatolina elettronica (per chi sta frequentando il festival è quella cosa che fa un gran baccano durante gli incontri “stranieri” perché casca in continuazione). La versione “doppiata” (doppiata bene comunque) aveva la tipica monotonia da encefalogramma piatto. Ciononostante la relazione non è stata per niente male e valeva la pena andarci! Quindi accorrete gente e non lasciatemi solo in questo bell’esperimento!
Sulle tracce del fil rouge: dal lato oscuro del capitale sociale alle risorse inattese
Pubblicato Giugno 1, 2007 esperimento di diario collettivo , festival Lascia un commentoDove la legge è sospesa… emerge il capitale umano?
Sulle tracce del fil rouge: il lato oscuro del capitale sociale e le risorse inattese
Le reti interpersonali che costituiscono il capitale sociale si trovano a metà strada tra il singolo e lo Stato, o comunque il potere costituito. Non è che il capitale sociale sia un bene di per sé, come ha sottolineato la storica Anna Bravo questa mattina, dipende dalla motivazione delle persone che la costituiscono, e anche questo non basterebbe a spiegare tutto. Ci sono infatti casi nella storia di gruppi di persone che grazie alla loro rete sono riusciti a compiere imprese di grande valore come anche terribili costrizioni. Insomma il capitale sociale è comunque POTERE, e come tale ha una grande potenzialità. Il punto è che si tratta di un potere attivo a tutti i livelli, dall’alto ma anche dal basso, e questo ci fa pensare al capitale sociale come una grande opportunità di democrazia o di sovversione!
Fatto sta che molto spesso le reti di relazioni sono reti di inclusione ma anche, quasi sempre, di esclusione.
Il Festival dell’economia non ha trascurato di proporre eventi che facciano riflettere su questo lato oscuro del capitale sociale, a partire dal primo intervento di Partha Dasgupta a quello che ci sarà domani con Rocco Sciarrone che parlerà del capitale sociale della mafia.
Oggi al forum sulle differenze di capitale sociale tra nord e sud mi è sembrato di cogliere in tal senso un altro spunto interessante, in realtà già sottolineato da altri in questi in giorni.
Mi riferisco all’intervento di Alberto Quadrio Curzio, docente di economia politica alla Cattolica di Milano, che ha sottolineato come senza capitale istituzionale, senza la Giustizia, il capitale sociale crolla, la fiducia nell’altro si indebolisce. E ciò è ancora più vero nelle società complesse dove il rendimento offerto da comportamenti opportunisti è molto più elevato.
Comunque il ritratto del capitale sociale in Italia, al sud come al nord, non appare a nessuno dei relatori affatto felice.
Le 3 cose che non fanno ben sperare, secondo Savino Pezzotta, presidente della Fondazione per il Sud, sono:
che in Italia abbiamo perso identità nazionale, facciamo fatica a sentire la dimensione nazionale
che abbiamo perso il senso della reciprocità
e il senso del bene comune
Eppure, per fortuna e contro qualsiasi visione meccanicistica della società, ci sono sempre le mille eccezione, le contro-tendenze, i piccoli miracoli che poco hanno a che vedere con la mano divina ma che sono fatti da persone, speciali. Come fu padre Pugliesi, ucciso dalla mafia per il suo coraggioso impegno con i bambini nel quartiere Brancaccio di Palermo, e come Suor Carolina Iavazzo che fu accanto a Pugliesi e che stasera racconterà le sue esperienze nei luoghi dove la legge è sospesa.
Io ci sarò però mi piange un po’ il cuore al pensiero che abbiamo ancora bisogno degli eroi, molti, grandi, piccoli, spesso nascosti, ma pur sempre eroi. Non siamo davvero capaci di pensare insieme come un tutto? Appartenere all’umanità ci sembra roba da poco?
Il filo rosso forse è filo solo per me, a voi sembrerà piuttosto un’insalata di pensieri ed emozioni.
E’ così, sul blog si scrive in modo diverso, me ne rendo conto solo adesso che ci sto dentro.
Comunque… un ultima cosa: Anna Bravo ci crede ai blog, eccome! Mentre il manifesto giusto ieri celebrava una specie di funerale alla blogosfera.
Un po’ di fretta … ma la Bravo
Pubblicato Giugno 1, 2007 esperimento di diario collettivo , festival 2 CommentiVi scrivo un po’ di fretta perchè già iniziato l’incontro sulle differenze di capitale sociale tra Nord e Sud e non lo vorrei perdere…
così vi dico soltanto:
BUongiorno! Piove ma non potete mancare anche oggi.
Sono appena stata a sentire la storica, esperta in storia delle donne e dei movimenti sociali, Anna Bravo che ha parlato delle relazioni sociali nella storia. Voglio tutti i suoi libri, perchè è brava e perchè è una donna molto affascinante, peccato per chi se l’è persa.
ora scappo , vi racconterò qualcos’altro sul suo intervento, MA SE VOLESTE RACCONTARLO VOI RIMANE IN PROVA L?ESPERIMENTO DI DIARIO COLLETTIVO.
ciaooo
Mussi in gran forma! No alla proletarizzazione degli intellettuali
Pubblicato Maggio 31, 2007 festival 1 Commento“Quando ero giovane io si parlava della proletarizzazione degli intellettuali
adesso che ci siamo non ne parla più nessuno“
E giù uno degli applausi più fragorosi
anche il mio
nonostante mi trovi costretta a contraddire il Ministro: che la cosa non era nuova neanche a me che non ho la sua età
… era circa un anno fa ed eravamo in campagna elettorale! Anche per quetso sono stati votati, o no?
Se ne parlava, se ne parlava eccome
Fatto sta
Non si può dire certo lo stesso del Governo ma pare che il Ministro dell’Università e della ricerca convinca… per lo meno il folto pubblico trentino che oggi pomeriggio ha assistito all’incontro al teatro sociale a cui hanno partecipato anche Roberto Perotti, docente in economia alla Bocconi e redattore de lavoce.info, e il rettore dell’Università di Trento Davide Bassi.
E’ stato un confronto avvincente ma pare proprio che Mussi l’abbia spuntata più e più volte.
Riassumendo per chi non c’era, la posizione del Ministro ha convinto
perchè pensa di riuscire, nel tempo, a riformare il sistema di reclutamento dei ricercatori e dei docenti, eliminando concorsi che il più delle volte come sappiamo sono fasulli e inserendo come ha già fatto, un sistema di valutazione centralizzato basato sui curricoli (l’Anvur)
poi perchè sulla tassazione universitaria crede che si debbano contemporaneamente alzare fortemente il budget per il diritto allo studio e innalzare i tetti di tassazione. Insomma bisogna coprire al 100% i costi per chi non ce la fa ma innalzare le tasse per chi se lo può permettere. (su questo sarei stata curiosa di avere un po’ di dati su chi ce la fa… e poi che vuol dire “chi ce la fa”? Perchè gli studenti devono dipendere dai genitori? In Olanda, per esmpio, TUTTI hanno gli studi pagati e possono non dipendere dai genitori)
Questo molto molto in sintesi,
ma avremo modo di riparlarne
io miei cari sconosciuti lettori, pochi ma cari, ho preso appunti!
a domani
Conquistata da Bisin e non si dichiara neanche politically correct!
Pubblicato Maggio 31, 2007 festival Lascia un commentoAlberto Bisin ha appena parlato al Santa Chiara di integrazione e immigrazione riscuotendo un interesse e una partecipazione incredibili. Dopo il suo intervento infatti, focalizzato sull’interpretazione di una moltitudine di dati statistici dugli effetti economici, sociali e politici dell’immigrazione, il dibattito è andato avanti per più di un’ora con contributi del pubblico molto interessanti.
Alberto Bisin, non è “politically correct” e quando in chiusura gli si chiede se insomma anche gli immigrati hanno dei doveri nei confronti del paese ospite, lui risponde che non c’è dubbio ma che lui non ama il politically correct.
Ho interpretato queste parole in un senso che è molto vicino al mio modo di vedere: il politically correct non è affatto CORRECT molte volte e può diventare una facile carta retorica per sminuire determinati problemi.
Insomma Alberto Bisin oltre ad essere molto bravo mi ha conquistata
specialmente perchè crede in una politica di integrazione che non preveda l’assorbimento, l’assimilazione culturale.
Insomma un processo di integrazione in cui forse il capitale culturale degli immigrati non sia visto dalla società ospite come un ostacolo, o tutt’al più semplicemente un diritto di conservazione degli immigrati, ma come un capitale produttivo e fertile nella sua diversità per tutti.
Vedo a sentire che dice Mussi sulla nostra Università… curiosi?
A dopo
Secondo giorno di Festival!
Pubblicato Maggio 31, 2007 esperimento di diario collettivo Lascia un commentoBuongiorno a tutti!
inizia il secondo giorno di questo Festival.
I miei imperdibili di oggi:
Daniel Cohen
Alberto Bisin,
Mussi e Perotti
Stefano Rodotà
e dulcis in fundo Tullio DeMauro per il quale provo una simpatia smisurata!
per chi avesse poi voglia di farsi un’altra fila in buona compagnia… c’è Albanese al Santa Chiara
Un buongiorno speciale ai Fumettisti del Festival che hanno espresso le prime adesioni al mio esperimento: oggi andrò a trovarli e magari questa sera vi faccio un po’ vedere che fanno e che facce hanno
Raccontate qui il vostro Festival o scrivetemi: io pubblicherò in giornata i vostri contributi.
Bye Bye
“Solo uomini, donne e famiglie….senza società”
Pubblicato Maggio 30, 2007 festival Lascia un commentoE’ terminato il primo giorno di festival e a dir il vero mi si chiudono gli occhi ma prima che la notte mi risucchi con la sua luna piena volevo solo lasciarvi con alcune parole di Marco Paolini che ritornavano nel suo Miserabili. Io e Margaret Thacher. Nel suo dialogo immaginario il protagonista Nicola chiede alla lady di ferro::
solo uomini, donne e famiglie (perdonatemi vado a memoria)
Quello che siamo diventati
è più o meno quello che avevi immaginato per noi?
Uomini donne e famiglie
senza società
e più in là, prima e dopo, dentro:
siamo Miserabili
Beh perdonate questa approssimazione, nulla può restituire il flusso di pensieri che inonda la mente durante la ballata di Paolini e dei Mercanti di liquore, ma la mia piccola mente ritorna su quelle parole, capita anche a voi?
Buonanotte
