Ero partita un mese e mzzo fa con l’idea di scrivere un diario personale del festival ma questo mondo blog a me nuovo suggerisce altre possibilità. Si tratta di un esperimento. Durante le giornate del festival oltre a scrivere le mie impressioni lascerò alcuni post aperti (solo un titolo per intenderci, o magari più titoli, ognuno per ogni evento della giornata) così da conservare una sorta di diario collettivo. Se avete consigli sarei entusiasta, alla fine del festival il mio blog potrebbe cambiare volto e diventare di tutti coloro che vi hanno partecipato e che se vorranno potranno così diventare assieme a me autori di un blog collettivo. Questo post rimarrà come pagina per discutere sull’esperimento e per ricevere i vostri consigli.

Vi aspetto sconosciuti navigatori tra le strade di Trento e le pagine di questo mare.

6 Risposte a “Esperimento di diario collettivo”


  1. 1 Marco Dianti maggio 30, 2007 alle 8:50 pm

    ciao ho ricevuto il tuo invito e secondo me è una bella idea! ma non ho capito cosa devo fare in pratica… ognuno ti manda una mail con la sua esperienza? Oppure qualcosa di più complesso, con foto, immagini vignette che abbiamo fatto al festival… qualcosa del genere?

  2. 2 Marilena maggio 30, 2007 alle 9:57 pm

    Ciao MArco!
    puoi inserire un commento al mio post di inizio giornata del festival e raccontare la tua esperienza, puoi oppure mandarmi una e-mail con anche delle immagini e io te lo pubblico come post tuo con la tua firma. Dopo, se lo vorrai ti inserirò come coautore…!
    Grazie grazie sei la prima adesione al progetto, ora vado a brindare!
    marilena

  3. 3 Veronica maggio 31, 2007 alle 4:27 pm

    Ciao Marilena…se vai su fumettini.blogspot.com nonchè il mio blog, ho postato un avviso interessante!! vai a vedere!!

  4. 4 Alex giugno 2, 2007 alle 7:20 am

    TATATAAAAA!
    Ecco il primo coraggioso che inaugura l’esperimento di questo bellissimo blog.

    Alle 15.00 a palazzo Geremia ho assistito all’incontro con Raquel Fernandez dal titolo “Cultura ed Economia”. Il succo della relazione può essere riassunto dalla seguente domanda: perché i giapponesi risparmiano più degli americani?
    Gli economisti tentano di ricondurre questa differenza di comportamento alle diverse variabili ambientali come istruzione, reddito, livello tecnologico e così via. E se invece fosse più determinante la cultura dei due popoli e i comportamenti che essa prescrive o favorisce? Il concetto di cultura sembra però troppo vago per un’analisi statistica: le persone intervistate riconducono infatti il proprio comportamento a considerazioni tipo “faccio così perché mi piace”. Per questo motivo fino a pochi anni fa si registrava una sostanziale assenza di dati empirici sull’argomento
    Un’ottima cartina di tornasole per misurare il grado e l’esistenza di questa variabile sociale ed economica è il livello di occupazione femminile nei diversi stati. Sebbene l’Italia non si smentisca mai latitando da qualche parte in fondo alla classifica, generalmente il tasso di occupazione femminile negli ultimi decenni è costantemente salito. Questa crescita può essere sicuramente ricondotta allo sviluppo tecnologico (basti pensare alla lavatrice, al latte in polvere, ai contraccettivi, ecc.) ma si è cercato di capire quali altre variabili influenzassero maggiormente il fenomeno. Come vedremo fra poco, da una correlazione azzeccata emerge chiaramente quella componente culturale che stavamo cercando.
    Concentriamoci brevemente sul caso italiano nel quale il tasso di occupazione femminile è del 39%. Da una facile analisi appare subito che il livello d’istruzione è determinante (cosa abbastanza naturale). C’è però un fattore che mostra una correlazione statistica ancora più marcata: le donne i cui mariti hanno un madre (ex) lavoratrice, lavorano di più: la percentuale sale dal 39% al 71% (quindi quasi doppia). A quanto pare un marito “culturalmente” abituato a questa situazione famigliare favorisce (o non ostacola) l’occupazione della moglie.
    Facciamo ora un passo in più: una caratteristiche della cultura è quella di essere tramandata. Dovremmo quindi aspettarci che anche i comportamenti “economici” riconducibili ad essa subiscano lo stesso processo e che siano più o meno immuni dall’ambiente. Possiamo quindi porci la seguente questione: si rimane in qualche modo “italiani”, “messicani” o “cinesi” anche da emigrati, anche da “stranieri” di seconda generazione (lo straniero di seconda generazione è nato nel paese d’adozione al contrario dei suoi genitori)? Anche in questo caso si è visto che, al di là delle variabili più strettamente economiche (reddito, istruzione, ecc.), c’è una chiarissima impronta culturale che influenza i comportamenti “economici” delle persone, specialmente per ciò che riguarda l’occupazione femminile. Tale specificità è più marcata in quelle comunità pseudo-nazionali che favoriscono di più l’aggregazione (come il gruppo italo-americano). Non conta quindi soltanto la famiglia ma tutta la comunità di appartenenza (con i valori che la contraddistinguono), ulteriore indizio che quella misurata è proprio una varabile culturale.

    La prof.ssa Fernandez ha parlato in inglese e quindi ho seguito la sua relazione con cuffie e scatolina elettronica (per chi sta frequentando il festival è quella cosa che fa un gran baccano durante gli incontri “stranieri” perché casca in continuazione). La versione “doppiata” (doppiata bene comunque) aveva la tipica monotonia da encefalogramma piatto. Ciononostante la relazione non è stata per niente male e valeva la pena andarci! Quindi accorrete gente e non lasciatemi solo in questo bell’esperimento!

  5. 5 Mirta giugno 4, 2007 alle 12:40 pm

    Ciao, come sempre arrivo un po’ dopo e il festival è finito, quindi anche il blog è chiuso?!

    mi ha fatto paicere vedere che mi hai citato nel blog con una foto. grazie!
    del festival io ho visto poco. ho fatto un giro sabato.
    al mattino una conferenza sulle differenze tra nord e sud. Alcuni interventi sono stati interessanti, altri meno.
    Un po’ mi sembra alluncinante che nella nostra bella italia ci siano differenze così abissali…
    e così tanta sfiducia…
    e poco buon senso.

    bellissimo invece il laboratorio organizzato dalla coccinella a palazzo geremia sulle trasparenze

    e bambini e adulti inabissati in trasparenti traffici colorati di sogni e pensieri.

    intanto ciao!
    ti mando qualche altra foto?

  6. 6 Marilena giugno 4, 2007 alle 3:06 pm

    Ciao Mirta!
    Se hai vogli di mandarmi qualche altra foto sarei felice!
    fallo tramite la posta.
    Grazie
    al prossimo esperimento…
    hai visto che ho messo la tua foto anche sulla barra di apertura?
    non è meglio delle paperelle nel lavandino?
    ciao ciao


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