Rumiz ce lo racconta nel suo ultimo libro “La leggenda dei monti naviganti”
Se il capitale umano è costituito dall’insieme delle facoltà e delle risorse umane, in particolare conoscenza, informazione, capacità tecniche, che danno luogo alla capacità umana di svolgere attività di trasformazione e di creazione ma anche di conservazione, allora l’Italia vanta un incredibile capitale umano nascosto, per non dire esiliato, tra le montagne.
Scrive Paolo Rumiz:
“Ero partito per fuggire il mondo, e invece ho finito per trovare un mondo: a sorpresa, il viaggio è diventato epifania di un’Italia vitale e segreta. Ne ho scritto con rabbia e meraviglia. Meraviglia per la fiabesca bellezza del paesaggio umano e naturale; rabbia per il potere che lo ignora.Come ogni vascello nel mare grosso, la montagna può essere un insopportabile incubatoio di faide, invidie e chiusure. Ma può essere anche il perfetto luogo-rifugio di uomini straordinari, gente capace di opporsi all’insensata monocultura del mondo contemporaneo.
(…)Mi piace pensare che tali luoghi contengano i codici criptati – illeggibili ai barbari – della resistenza all’annientamento, memorie orali antichissime dei princípi della vita. Senza questi invisibili rifugi, probabilmente la montagna si sarebbe desertificata da tempo. (…)Poiché coltivo l’illusione che grazie a questi luoghi il mondo eviterà la catastrofe, ho pensato fosse giusto non svelarli del tutto. In certi casi mi sono limitato a dare solo vaghe tracce topografiche . In altri, ho depistato il lettore, imbrogliato le carte e taciuto completamente.Non dico, per esempio, dove abita un boscaiolo che parla con le fonti e dove vive un pastore capace d intessere, con una pianta simile alla rafia, mantelli di pioggia identici a quelli dell’uomo di Similaun. A ciascuno il suo viaggio, a ciascuno il suo dialogo con la mappa del paese.Che i politici scendano dai loro elicotteri e imparino a camminare; o l’Italia diverrà in breve una terra di locuste e avremo non una mille banlieues di furore. Le periferie bastonate si vendicano e la montagna è periferia.” Il libro è davvero un lunghissimo viaggio ( 8000 chilometri) dal golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola) attraverso le Alpi e gli Appennini, per incredibili paesaggi e borghi dimenticati. Invece di parlare di formazione, il libro di Rumiz mi sembra un ottimo punto di partenza per parlare della valorizzazione di quel capitale umano dimenticato e così intimamente legato alla nostra prima risorsa: il territorio.