Non solo alfabetizzazione economica… una proposta

E’passato più di un mese dalla fine del festival dell’economia di Trento

nel frattempo sono successe tante cose e tante altre in programma

ma ho in testa da allora una proposta, piccola e forse irrealizzabile.

Mi è venuta pensando non solo a tutte le critiche positive che ha avuto l’evento ma anche allo scontento di alcuni che restavano a guardare DALL’ALTRA PARTE e non erano affatto contenti di come si andava spendendo molto denaro pubblico.

In particolare ricordo di qualcuno che lamentava la scarsa attenzione al territorio trentino e al suo capitale umano specifico  (quel capitale per intenderci che si coniuga al capitale naturale).

Così pensavo che forse un festival di queste dimensioni potrebbe portare avanti anche dei veri e propri tavoli di lavoro insieme alla cittadinanza ed elaborare progetti  realizzabili sul territorio. Dei progetti pilota insomma di cui poi potrebbe benificaire l’intero paese.

Si coniugherebbe così all’alfabetizzazione economica anche la partecipazione da parte di commissioni di tecnici e cittadini alla costruzione di nuove alternative.

Dall’altra parte

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Volato il festival e anche i giorni successivi

Io mi trovo adesso a Trieste e da qui mi pare ancora più lontano

Subito immersa in un’altra realtà

Dove è appena iniziato il festival delle diversità all’ex opp di san giovanni

Marco, il fumettista mi ha scritto che avrebbe pubblicato il suo diario del festival sul suo blog. Io per conto mio mi rendo conto che quei giorni sono stati intensi ma anche veloci e corti: così mi sono persa molte cose e vado in giro per gli altri blog a cercare resoconti, racconti. In alternativa alcune cose si possono evincere dalla cartella stampa sul sito del festival, dove trovate: cosa dicono di noi.

 

Il festival dell’economia ha senz’altro fatto parlare, in tutti i sensi e a tutti i livelli. E benché io creda che questi eventi abbiano una grande importanza non posso non farvi partecipi anche dell’espressione di chi era CONTRO dedicando questa foto a tutti coloro che si sono sentiti esclusi da questo grande investimento. Io fatico ancora adesso a farmi un’idea chiara a tal proposito mentre sto elaborando una piccola piccola risposta. Nel frattempo a chi è contro e perché e a chi invece rivuole questo festival. Cosa cambiereste? Cosa vi è piaciuto?

 

A presto… con la proposta!

 

Agli sgoccioli, fila in attesa di Gary Becker

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Il Festival è arrivato al termine, qui al Santa Chiara dove ho appena seguito l’intervento di Eliana La Ferrara, una lunga fila di persone attende l’ultimo attesissimo incontro del Festival: il premio Nobel Gary Becker, riferimento mondiale per il capitale umano. Fu lui infatti nel 1964 a parlarne per la prima volta nel suo Human Capital.

Io, mi perdonerete, ma non vado a sentirlo, appena finisce questa pioggia torrenziale, scoppiata da pochi minuti, andrò per le strade del centro fino ad arrivare ad un inesauribile gelato… Rimane la felice ipotesi che qualcuno di voi ce lo racconti

Stasera vi dico qualcosa su La Ferrara. Anticipazione: interessante, chiara, precisa. Peccato che l’argomento sia rimasto appena accennato, come una lunga introduzione.

Dentro i cattivi pensieri

No, non sto per fare le pulci  alle ultime parole non dette di un noto economista. 

Ho solo immaginato cosa potesse emergere di me da questo blog, è inevitabile chiederselo, o no?

Beh io me lo sono chiesto e non posso tornare indietro,  allora, mentre che ci sono, vi dico il resto:

non è che mi sia piaciuto tutto di questo festival, non ho aderito senza se e senza ma al festival nella sua globalità ( zingales e galimberti infatti non mi sono piaciuti  )

Quello che mi piace dei festival è che si incontrano molte persone e se ne sentono di interessanti. Ma bisogna sottolineare 2 cose: la prima è che ovviamente sono andata agli incontri che più mi interessavano, la seconda è che ho preferito raccontarvi le cose capaci di provocare un dibattito e non quelle sterili (occhei lo ammetto, forse il mio commento a Prodi non rientra tra queste, è un po’ sterile, ma sulla coerenza assoluta penso più o meno lo stesso del politically correct indiscriminato).

questo post dovrebbe rientrare in una nuova categoria: paranoie da blogger, ma non c’è e non lo metterò onde evitare che possa prenderci gusto!!!

ciao ciao

Vignette dal Festival

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Tra le foto del sito ufficiale ne trovate quanto volete

ma questa meritava un posto speciale, vero Marco?

PRODI: QUALE DEMOCRAZIA PARTECIPATA? BIIIIIIIIIIP

… che non risponde

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Sono venuti questa mattina con le loro bandiere e le loro pentole i cittadini di Vicenza e tutti quelli che con loro sono contro l’espansione della basa NATO di Vicenza. Sono venuti per “suonargliele” le pentole, scrivono sul loro sito, ma la risposta è stata il silenzio. Dopo che De Bortoli ha concesso loro un minuto per rivolgere delle domande a Prodi e dopo che una signora ha parlato delle loro motivazioni  e ha rivolto a Prodi la fondamentale domanda: dove è la democrazia partecipata prevista dal vostro programma?…

Il nostro primo ministro non si è degnato di dire BIP e ha continuato a leggere il suo intervento

“L’è american! Cosa ci si poteva aspettare…”

Luigi Zingales a chi piace?

Agli insegnanti trentini, a me, a qualche genitore, no, Zingales non è piaciuto. Non è piaciuta la visione di una istruzione universitaria il cui destino sia indissolubilmente legato al mercato. Non è piaciuta la proposta di rendere più competitiva la formazione e di calcolare il successo di una Università sulla base della differenza di reddito in uscita e in entrata. Una delle sue proposte è quella di liberalizzare l’università, fornire un prestito d’onore a tutti i giovani che vogliono investire negli studi e che poi dovranno restituirlo. In questo modo sceglieranno l’università non perchè ti dà “il pezzo di carta” (nella visione di Zingales infatti questo non dovrebbe avere più valore di per sé) ma per le competenze che ti dà e quindi per la spendibilità sul mercato di tali competenze. In parole povere: scelgo l’università che mi consentirà di avere in uscita un reddito più alto. Una delle critiche più forti che ha ricevuto riguardano proprio questo punto: non è prevista l’istruzione per l’istruzione, o l’istruzione finalizzata a una qualità del lavoro che non abbia a che vedere con l’aspetto monetario.

Per quanto riguarda la scuola Zingales ha portato dei dati sulle variabili che influenzano la “buona riuscita scolastica” (in primis la competenza). Ci si dovrebbe interrogare, e mi chiedo se il noto economista l’abbia fatto, su che cosa si debba intendere per “buona riuscita scolastica”. Se tra le variabili usate per misurarla Zingales abbia considerato l’obiettivo primario della scuola: quello formativo per cui si “trasferisce conoscenza”, sapere, al fine di formare un CITTADINO consapevole, con capacità critiche, rispettoso degli altri, sensibile al bene comune, capace di interrogarsi sulla propria vita e su quale società vuole costruire insieme agli altri cittadini. La cultura non è solo uno strumento per raggiungere il soddisfacimento dei propri bisogni, primari e indotti, ma è l’ambiente entro il quale acquistano senso le azioni degli individui, le loro scelte, la vita collettiva. La cultura è il luogo del senso condiviso.

Quando Zingales fornisce i suoi dati sulla riuscita scolastica ha calcolato come la competizione dovrebbe consegnare alla società un buon cittadino oltre a un burattino ben istruito?

Mi piacerebbe davvero confrontarmi con qualcuno a riguardo… all’incontro c’erano tante persone che avevano voglia di dire la loro, alcune lo hanno fatto lì altre non ci sono arrivate. E poi se ci fosse qualcuno sinceramente convinto della proposta di Zingales sarei felice di sentirne le ragioni.

ps. il titolo di questo post è tratto dalla frase di una donna seduta dietro di me durante l’incontro… reality blog!

Il bello del blog terrificante… me e Galimberti

Avete presente quando si dice che qualcosa ti ha dato alla testa?

Beh col blog succede così, è una sensazione di libertà terrificante, terrificante perchè ti porta dritto dritto da una parte alla superficialità e banalizzazione (tipo dico tutto ciò che mi viene in mente e non mi sento costretto ad argomentarlo, lo dico e basta) e dall’altra alla libertà del pensiero dalla vergogna.

Tutto questo per dirvi che nel mio piccolo piccolo ora mi prendo di coraggio e lo dico forte e chiaro: a me Galimberti non mi convince. Che vi devo dire? Certo che non ho le carte giuste, ma qui le carte servono? Lo direte voi

Sono appena stata al Teatro Sociale, stracolmo, per sentire il nostro filosofo che parlava del PENSIERO CALCOLANTE proprio della cultura della tecnica. Continua a leggere ‘Il bello del blog terrificante… me e Galimberti’

Dilaga lo stress da programma

Forse esagero un po’ ma vi giuro che come me molte molte persone girano per la città con il programma del festival tra le mani stropicciato e segnato in più punti e nonostatnte ciò continuano a chiedersi l’un l’altro: cosa c’è ora di importante? dove vai? Il punto è che questo programma sarebbe andato spalmato su almeno 10 giorni e c’è qualcosa di simpaticamente malato in questo stress da programma: Non vorrei perdermi …. ecco che mentre vi scrivo mi sto perdendo GAlimberti, o Krueger.

Ma vi pare? Mi sento un po’ …

????

SCAPPO!!!

Antropopoiesi: la domanda fondamentale

Antropopoiesi è la parola del giorno perchè è una parola un po’ strana, un po’ brutta, che ci svela però una risorsa fondamentale per ogni cultura: la domanda su quale umanità vogliamo costruire.

Il bellissimo incontro  di questa mattina con l’antropologo Francesco Remotti ha coinvolto tutti.
A partire dai suoi studi su una popolazione africana dell’attuale Repubblica Democrtica del Congo, Remotti ha esposto la sua teoria sull’impoverimento culturale, sulle sue cause e i suoi effetti.
I pricipali agenti dell’impoverimento culturale di molte società sarebbero stati il cristianesimo e la modernità, descritta, con parole volutamente forti, come una cultura contro la cultura (non nel senso di cultura dotta ma in un senso molto più ampio, quellocomunemente inteso dagli antropologi).
Lungi da me adesso riassumervi il suo intervento, lo potete trovare sul sito del festival perchè ho visto i cameramen che riprendevano tutto, ma volevo rilanciarvi questa domanda un po’ troppo grande forse per parlarne qui, la domanda delle domande:
Quale umanità vogliamo costruire?

Prima o poi da qualche parte, probabilmente avete ragione, non qui, ma insomma in qualche luogo e in un qualche momento dovremo chiedercelo, di nuovo, sempre.

Invece per saperne di più sugli studi di Remotti vi attacco questo link del sito POL:

www.pol-it.org/ital/beneduce2.htm – 25k

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